2666 l’ultimo romanzo di Roberto Bolaño

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2666 l’ultimo romanzo di Roberto Bolaño

Ciudad Juárez, Roberto Bolaño, 2666. Nomi vuoti. Nomi curiosi, strani, dal suono sudamericano. Un numero, una data, il futuro.

Poi, inizi a leggere.

E dopo, la morte. O la vita, dipende. Dipende se si decide di andare avanti o di smettere immediatamente. Il primo caso non potrà mai essere una scelta. Chi di noi sceglierebbe la morte? No, si va avanti per una singolare e sinistra attrazione, invincibile.

È la prima volta che scrivo una recensione del genere, è la prima volta che non scrivo per consigliarvi un libro, che non scrivo per comunicarvi quali emozioni mi ha regalato, quali gioie ho vissuto. Mi dispiace. Scrivo per sconsigliare. Segnatevi questo titolo: 2666, segnatevi questo autore: Roberto Bolaño. Evitateli accuratamente.

2666 è una data, già, ma una data diabolica. In Amuleto, Auxulio Lacouture è colta da strazianti incubi, visioni ad occhi aperti. È in un vaso di fiori «tutto quello che la gente ha perduto, tutto quello che fa male e che è meglio dimenticare». È notte, è buio a Città del Messico, Auxulio è in Avenida Reformada. Qui vede «un tubo trasparente, un polmone cuneiforme da cui passano i respiri immaginari della città. È un cimitero, un cimitero del 2666. Un cimitero dimenticato sotto una palpebra morta o mai nata, le acquosità spassionate di un occhio che per dimenticare qualcosa ha finito per dimenticare tutto».

Ecco cos’è 2666, una spirale irrefrenabile, un risucchio esistenziale nel nulla. Un nulla niente affatto ontologico, un nulla che di nero ha solo il colore della morte, un nulla che puzza di merda e sperma, sporco di sangue. Qui la vita non c’è, è cessata, straziata nel tormento, violentata, perversamente stuprata.

Più di mille pagine, tutte in discesa, magnetiche, un turbine terracqueo: Argentina, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Messico, Polonia, Prussia, Romania, Russia, Spagna, Stati Uniti. Una miriade di personaggi. Un intero secolo di storia. Un secolo che ha il fulcro temporale che va dal gennaio del 1993 al Natale del 1997. Ciudad Juárez è il fulcro geografico. La parte dei delitti il fulcro narrativo. Una gelida e meticolosa descrizione dei fatti accaduti in Messico in quegli anni. 108 descrizioni di femminicidi, stupri anali e vaginali, seni mozzati, vittime poco più che tredicenni.

Ma qui, in 2666, non ci sarà nessun astuto detective, non ci sarà nessun Abel Romero, come in Stella Distante, a risolvere i casi. Qui i criminali se la cavano impunemente, intrappolando, pestando ed ammazzando ogni ficcanaso. Qui non vince la legge, trionfano gli assassini, trionfano politici e poliziotti collusi. Qui trionfa il realismo.

By | 2017-05-06T16:26:57+00:00 maggio 6th, 2017|Recensioni libri|1 Comment

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One Comment

  1. Anna Rita 7 maggio 2017 at 20:51 - Reply

    “Ecco cos’è 2666, una spirale irrefrenabile”
    Descriverei con le stesse parole la tua recensione. Mentre la leggevo mi sentivo come risucchiata dalle parole

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