Arrival. Una recensione.

/Arrival. Una recensione.

Arrival. Una recensione.

Arrival. Un’opera sulla comprensione

Dopo La La Land, abbiamo visto Arrival .

Immaginate di trovarvi in una stanza con una persona che parla una lingua diversa dalla vostra. Sapete che condivide qualcosa con voi. Condivide un episodio particolare e profondo della vostra vita. Come fareste a scoprirlo?

E se capire qualcuno fosse un problema di vita o di morte?

Arrival, il film di Denis Villeneuve, candidato ad otto premi Oscar, è un tentativo di risposta a questo problema.

 

Dodici neri monoliti, come la stele di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, sono atterrate sulla Terra. Tutte le potenze mondiali sono in fibrillazione. Hanno intenzioni ostili? Sono venuti in pace? Si tenta di instaurare un contatto. Obiettivo primario è capire qual è il loro scopo sulla Terra.

Ma come comunicare?

Già diversi registi e sceneggiatori, nella storia del cinema, hanno affrontato il problema.

In Incontri ravvicinati del terzo tipo, di Steven Spielberg, si instaura una forma di comunicazione con gli alieni utilizzando la musica. In Contact, di Robert Zemeckis, gli alieni emettono frequenze che sono numeri primi.

 

Non spaventatevi per quello che avete letto fin qui, anzi, tirate un sospiro di sollievo. Perché in realtà, Arrival, non è un film di fantascienza. Non si parla di alieni. O meglio, non sono loro i protagonisti.

Un ricordo del futuro

Arrival è una storia d’amore, è una storia sull’essere mamma, sulla genitorialità. Una storia sull’importanza della comunicazione. Un film sul tempo.

Immaginate, ad un tratto, di abbracciare in un solo sguardo, di comprendere in un solo ricordo, l’intero arco della vostra vita. Dal primo momento in cui avete aperto gli occhi fino all’ultimo prima di richiuderli. Continuereste la vostra esistenza tranquillamente? Avreste una tale forza?

Ora pensate di chiedere ad un bambino:

«Che verso fa il cane?»

Quale richiesta più semplice!

«Bau Bau»

vi risponderà.

Ma è tutto così semplice come ci appare? Cosa ha dovuto elaborare il suo piccolo cervello?

Pensiamoci un po’. Prima di tutto ha dovuto imparare che cos’è una domanda, la natura di una richiesta di informazione assieme ad una risposta, poi ha dovuto imparare la differenza fra quel cane che ha visto giù in coritile, e “cane” come parola che astrae dal singolo animale e rappresenta l’intera categoria dei cani. Poi ha dovuto imparare che ogni categoria di animale ha dei suoni propri, unici. Ha dovuto imparare un vocabolario sufficiente per poter comprendere l’intenzione della vostra domanda. Tutto ciò per poter rispondere «Bau Bau».

Sicuramente, dopo aver visto Arrival, avremo uno sguardo diverso sul mondo. Guarderemo i nostri bambini, i nostri cari, con occhi diversi. Comprenderemo, finalmente, l’universo di significati che racchiude ogni azione.

Capiremo, così, guardando Arrival che anche se per millenni continueremo a guardare le stelle in attesa di nuove forme di vita, l’incontro più bello che si possa desiderare è quello con la persona che ci è accanto.

Feedelissimo – sito che pubblicizza gratuitamente i nostri contenuti.
By | 2017-02-16T15:41:14+00:00 febbraio 5th, 2017|Recensioni film|3 Comments

About the Author:

3 Comments

  1. […] in tutto il mondo a suon di premi. Candidato ad otto premi Oscar tra cui miglior film, insieme con Arrival e La La Land. Dopo la presentazione al festival del cinema di Roma ad ottobre dello scorso anno, è […]

  2. cri 10 febbraio 2017 at 11:01 - Reply

    Credo che questo sia il più bel film a tema “alieni” che io abbia mai visto, ho pianto come una fontana :’)

    • antonio 10 febbraio 2017 at 11:14 - Reply

      Senz’altro. Sapendo poi che il consulente scientifico è Stephen Wolfram, chi più di lui autorevole sulle complessità dell’interpretazione?

Leave A Comment