Bianco e Nero. Un’opera di Filippo Gigante

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Bianco e Nero. Un’opera di Filippo Gigante

Bianco e Nero. Filippo Gigante e il dialogo dell’anima.

Che cos’è Bianco e Nero di Filippo Gigante?

In questo articolo vi parlo di un’eccellenza della mia terra. Forse chi fin qui ha seguito le mie pubblicazioni mi accuserà di campanilismo. Oppure di monotonia. Io vi dico solo una cosa. Che male c’è ad amare la propria terra?  Ho fatto semplicemente un gesto. Un piccolo e naturale gesto. Mi sono voltato. Ho incrociato lo sguardo della gente della mia terra. Ho osservato chi mi circonda. Ed ho scoperto dei tesori inestimabili.

Dopo La chitarra magica di Pierluigi e Francesco, dopo il coro Il Gabbiano, vi presento un libro, anzi no. Vi presento qualcosa di diverso da un semplice libro. Vi presento Bianco e Nero.

Leggendolo, mi è subito venuta in mente questa frase de Il mago di Oz

“Una volta avevo un cervello, e anche un cuore, e avendoli provati tutti e due, ti assicuro che preferirei di gran lunga possedere un cuore.”

Questa opera di Filippo non può essere definita un libro. Non può appartenere alla categoria dei romanzi. No. È uno scintillio notturno di sentimenti.

Leggendolo, non ci si appassiona per una storia, non ci si immerge in un’intricata trama. Non si condividono avventure mozzafiato con un protagonista arrembante. E né bisogna cercare di scoprire chi è l’assassino. No, Bianco e Nero, non è nulla di tutto ciò.

Pagina dopo pagina, riga dopo riga, un vortice di sensazioni ci avvolge inarrestabile. Tutti i sensi partecipano alla lettura.

Fragrante, il profumo di una calda torta fatta in casa. Nostalgico, il pizzicare della salsedine sulla pelle. Immenso, il fascino del cielo stellato in una calda notte d’estate.

Il nero e il bianco

Poi, il respiro cresce. Il respiro di Alex, dei suoi perché. Il respiro dei suoi nonni. Il respiro lontano del suo papà. Il respiro, profondo, dell’anima.

Sì. È proprio questo Bianco e Nero. Un dialogo dell’anima. Alex ci condurrà in un cammino unico, affascinante. Lentamente, con tanta dolcezza, ci tenderà la mano. Poi, saldamente, ci condurrà fin dentro i nostri pensieri. Imboccheremo la strada delle nostre emozioni, delle nostre paure, dei nostri ricordi più profondi. Fino a giungere al centro del nostro castello interiore, come in Via delle Botteghe Oscure, al centro del nostro cuore. Fino a toccare il nero, che silenzioso e recondito, si nasconde nel nostro animo.

E sì, a volte i nostri ricordi sono pregni di un nero scuro come la pece. Impenetrabile. Impressi in fotografie in cui il nero si mischia col bianco. A volte abbiamo persino sperato che tutto il nero possibile di ogni momento, di ogni parola, ci prenda con sé schiacciandoci tra due muri di acciaio fino a ridurci in frammenti piccolissimi di pelle umana. Proprio come Alex di fronte al suo amico Cris.

Ma alla fine del percorso c’è una luce ad attenderci. Alla fine del cammino Alex sarà un uomo nuovo. Un uomo capace di affrontare i suoi ricordi, di accettarli. Capace di riabbracciare il suo passato e di riviverlo nel suo presente.

Perché

“ciò che all’inizio potrebbe sembrarti nero, spesso è un modo per farti meglio assaporare il bianco.  Ryooyaku buchi in nigashi

By | 2017-02-16T21:04:39+00:00 febbraio 16th, 2017|Recensioni libri|0 Comments

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