Captain Fantastic

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Captain Fantastic

Captain Fantastic è una riflessione sull’essere genitori

Noi siamo le nostre azioni.

Captain Fantastic è uscito nelle nostre sale a dicembre 2016 quasi in sordina. Eppure, per chi lo ha visto, non è passato inosservato.

Dopo le due ore di questo film, non si lascia la sala come si è entrati, ci si porta a casa un pezzetto di ciò che si è vissuti su quella poltrona, si torna a casa diversi.

Il tema dell’opera di Matt Ross è uno dei più classici e radicali di sempre: “potere al popolo!” “Abbasso il sistema!”

Siamo in una foresta, lontano dal mondo abitato. Qui una famiglia ha deciso di vivere, rinunciando ai vantaggi ed alle lusinghe della società.

Nella parte iniziale viene presentato questo radicale stile di vita: dalle prime appare, più che una famiglia, una tribù di selvaggi, poi, con sorpresa, appare unita, fortemente istruita e allenata.

Fino a quando non giunge la notizia della morte della madre.

La famiglia, così, parte in viaggio verso il mondo abitato, per andare al suo funerale.

I giorni che precedono la funzione, il confronto con l’altra gente, con la società, con i parenti di lei, col nonno, causerà delle crepe nei loro rapporti.

Ben (Viggo Mortensen), in un diverbio con i suoi cognati, sostenitori dell’importanza della scuola per i figli, dimostra così la concretezza del suo sogno. Interroga i loro due figli, uno di 13 anni e l’altro di poco più grande, chiedendogli cos’è la dichiarazione dei diritti. I due ragazzi rispondono in modo vago e casuale. Poi Ben chiama sua figlia di otto anni, che risponde con queste parole:

«Senza la dichiarazione dei diritti saremmo come la Cina, qui non possiamo essere perquisiti senza mandato, c’è libertà di espressione, i cittadini sono protetti da punizioni crudeli e disumane».

Il cinema e la realtà

Fermiamoci un attimo. Tutto ciò è realmente possibile o è solo finzione cinematografica?

Forse sì, è finzione. O magari no. È davvero così efficace il sistema educativo istituzionalizzato? Non centrato sull’individualità, sull’incoraggiamento delle inclinazioni personali? È possibile educare un figlio istruendolo al più alto livello, fornendogli uno stile di vita sano, senza interagire con il mondo?

Infatti, in Captain Fantastic poi, tutto crolla.

Una delle sue figlie cade dal tetto e rischia di morire. Ben vede crollare l’intero mondo che ha costruito, e temendo che ciò potrebbe portare gravi conseguenze per i suoi figli, decide di lasciarli alle custodie del nonno.

Ma alla fine la famiglia non riesce a separarsi e, tutti insieme, decidono di compiere l’ultimo desiderio della loro madre: cremarla con musica e danze e scaricare le ceneri in un water pubblico.

Così, dopo aver ripreso il corpo, si ritrovano nell’autobus, tutti, all’alba.

Raccolti attorno alla salma mentre i raggi di un sole appena sorto accarezzano i loro volti. Il silenzio stringe ed unisce i loro cuori ora sereni, l’ultima volontà sta per compiersi.

 

Matt Ross ci mette dinanzi una sapiente costruzione cinematografica scuotendo le nostre coscienze, costringendo ad interrogarci sul ruolo che ha “il sistema” nelle nostre vite, ad interrogarci sui nostri stili di vita, sulle nostre perdite di tempo. Ci costringe a riflettere su cosa sia un genitore e su quanto e come debba essere presente nell’educazione dei suoi figli.

Findeen.com

By | 2017-02-22T09:10:25+00:00 gennaio 25th, 2017|Recensioni film|0 Comments

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