Felix Hausdorff. Gli ultimi giorni

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Felix Hausdorff. Gli ultimi giorni

Il grande matematico Felix Hausdorff braccato dal regime nazista

Avrebbe voluto dedicarsi ai suoi lavori Felix Hausdorff, avrebbe voluto una vita tranquilla, ma Hitler salì al potere.

Berlino, 10 novembre 1938

È rosso il cielo sopra Berlino. Una fitta coltre di nubi nasconde le stelle e la luna. L’aria è densa come il catrame. Cocci di vetro e pezzi d’intonaco intralciano le strade. La gente corre, urla disperate sovrastano le macerie.

Laggiù, in un angolo, un bambino piange. Solo, trema per il freddo.

Una sirena sferza l’aria confondendosi col boato di un tuono.

Poi, la pioggia. 

Le fiamme, lentamente, si fanno piccole. La polvere diventa fango. 

Bonn, 10 novembre 1938

Felix Hausdorff è nella sua stanza. Al buio. La testa fra le mani, seduto alla sua scrivania. Il suo respiro è scosso da improvvisi singhiozzi. 

Sapeva che sarebbe accaduto, sapeva che ciò doveva realizzarsi. Un vortice di pensieri turbina nella sua mente, paura e angoscia si contendono il suo animo. 

«Non possiamo più restare qui, è finita. Dobbiamo fuggire».

Endenich, monastero L’Eterna adorazione, 1941

«Fuori! Presto uscite!»

La madre superiora è sconvolta. Sta facendo il giro delle celle. Le S.S. stanno per arrivare.

«Su, dai, più in fretta».

Un boato.

Centinaia di uomini invadono il monastero, perlustrano ogni angolo, spingono e strattonano le poche sorelle attardate. Nel giro di poco tempo il monastero è sgombro, assediato dalle S.S.

Bonn, gennaio 1942

Una busta gialla arriva a casa di Felix.  È Charlot a  prenderla. Non riesce a restare calma, le sue mani tremano, sudano.

È arrivata.

Sa cos’è, sa cosa accadrà ora a suo marito e a sua sorella Edith. 

Felix è nella sua stanza, è accalorato. Ha appena terminato una discussione col suo amico Courant. Non c’è più tempo per fuggire.

Charlot entra nella stanza, silenziosa. Quasi lasciandosi cadere, sprofonda nella poltrona. Felix è di fronte. Si guardano. Comprendono. Il momento è arrivato. Il futuro, quel futuro barbarico, è presente in quella busta. Felix, col suo taglia carte, la apre. C’è un unico foglio. È l’ordine di trasferirsi al monastero di Edernich. Le forze gli vengono meno, il pavimento sotto i suoi piedi pare farsi molle, vacilla. Ma, pronta, lei, lo stringe, lo abbraccia. Ora tutto è passato. In quell’istante, i loro respiri si fondono, il mondo, fuori da quella stanza, scompare. Lo spettro nero della morte si dilegua. Il tempo si vaporizza.

«Charlot!»

È Edith. Charlot si ridesta, il mondo è ritornato da quella porta. Dandogli un bacio, esce.

Felix prende un foglio e incomincia a scrivere:

Caro Wollstein,

quando riceverai questa lettera, noi tre avremo già risolto il problema in un altro modo, quel modo dal quale hai tentato a lungo di dissuaderci. Il senso di sicurezza che speravi saremmo riusciti a trovare una volta superate le difficoltà del trasloco non ci è affatto arrivato, al contrario. Perfino Endenich potrebbe non essere la fine; quello che è accaduto agli ebrei negli ultimi mesi risveglia in noi un’ansia giustificata sul fatto che non riusciremmo più a sopportare certe miserabili condizioni.

Scusaci ti causeremo dei problemi perfino dopo la nostra morte; sono convinto che farai tutto quanto in tuo potere (e forse non sarà molto). Scusaci anche per questa nostra diserzione. Speriamo che tu e tutti gli amici possiate trovare tempi migliori.

                                                                                                                                            Felix Hausdorff

26 gennaio 1942

Felix, Charlot ed Edith bevono il Veronal, un barbiturico. Felix, Charlot ed Edith, si tolgono la vita.

By | 2017-02-07T22:19:59+00:00 febbraio 2nd, 2017|Matematica|1 Comment

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  1. […] però, non vi parlo della vita di un matematico, non vi racconto una storia, non vi consiglio un’opera. Oggi parlo di voi. Parlo di chi ha la […]

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