Gold – La grande truffa

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Gold – La grande truffa

David Walsh, 1993, Bre-X: un uomo, una data, un sogno.

Siamo agli inizi degli anni novanta ed il decennio appena trascorso è stato uno dei più ferventi per lo spirito d’avventura americano, i “favolosi” anni ’80. Un decennio caratterizzato da una grande ossessione: l’oro. Come per gli antichi cercatori nelle prime colonie d’America, la febbre dell’oro contagia molti avventurieri ed imprenditori. L’El Dorado è l’Indonesia, un arcipelago agli antipodi, sperduto tra due Oceani.

David Walsh (nel film è il fittizio Kenny Wells interpretato da un immenso Matthew McConaughey) ha un sogno: «Era il mio sogno. Lo avevo sognato. Se vendi i tuoi sogni, cosa ti rimane?». Crede fermamente che nulla può ostacolarlo. Né i pericoli e le malattie della giungla, né i potenti di Wall Street.

Guardando la prima parte del film mi è subito venuto in mente un confronto. Un paragone che, pian piano, nel corso della visione, ha preso vigore fino all’ossessione. Un paragone con un uomo dei nostri tempi, un uomo capace di diventare punto di riferimento per l’innovazione e la visionarietà: Elon Musk.

Il confronto regge: due uomini, Musk e Walsh, capaci di sognare un presente che è al di là del futuro, capaci di pregnare il futuro con l’audacia dei loro sogni.

Il film, nonostante la lunghezza, ha un’andatura spedita, un’incalzante e magnetica successione di eventi, l’incollamento allo schermo è assicurato.

Le scene scorrono, e forse, nel frattempo, il paragone iniziale da me pensato sembra non reggere. Il sogno sta per infrangersi, le fatiche sembrano disperdersi per sempre, tutto sembra crollare.

Ma poi, colpo di scena! Con tecniche consolidate dalla prassi Holliwoodiana di fare cinema (Invictus per fare un esempio paradigmatico) gli eventi si ribaltano, tutto riprende per il meglio, il protagonista visionario non si è sbagliato, il suo sogno vince su tutti. Il protagonista risorge invitto.

Un sorriso riempie il mio volto, più per una lieve forma di egotismo che per empatia col protagonista. E sì, il mio paragone, Musk-Walsh, è giusto. Avevo visto bene.

Così tutti vissero felici e contenti. Audentes fortuna iuvat.

Ma . . .

Stephen Gaghan, regista del film, ha optato per la fedeltà ai fatti piuttosto che per la fedeltà ai cliché. Decide di non terminare qui la sua pellicola, va avanti, spingendosi fin lì dove tutto cambia. Come Manchester by the Sea.

La mia bocca, senza accorgermene, resta spalancata. Ormai non ho più saliva nelle fauci. Non posso crederci! Non posso credere nemmeno a cosa questo magistrale colpo di scena ha instillato nella mia mente, con quanta geniale semplicità ha ribaltato la visione delle cose.

Ed ora, fuori dalla sala, con le musiche di Daniel Pemberton nelle orecchie, penso che forse, i visionari di oggi non siano poi tanto diversi dai visionari del 1993.

By | 2017-06-25T17:23:52+00:00 giugno 25th, 2017|Recensioni film|0 Comments

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