Il simpatizzante. Premio Pulitzer 2016

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Il simpatizzante. Premio Pulitzer 2016

Il simpatizzante. La storia riscritta

Dopo il tunnel, parliamo de Il simpatizzante, primo romanzo di Viet Thanh Nguyen , autore vietnamita naturalizzato statunitense. Un romanzo d’esordio che lo ha portato al premio Pulitzer nel 2016.

Il simpatizzante è la confessione di un soldato vietnamita, cresciuto in America (come l’autore), e combattente nel Vietnam. In realtà una spia vietnamita (da qui il termine “simpatizzante”) contro gli americani.

Questo racconto di Nguyen ci trasporta per intero nelle pieghe profonde della storia. All’interno di fatti vissuti, fatti taciuti dall’opinione pubblica. È un romanzo americano sulla guerra del Vietnam. Un romanzo americano antiamericano. Un lacerante racconto delle atrocità commesse dai soldati statunitensi in quella terribile guerra.

Leggendolo, sfogliando, pagina dopo pagina, mentre un velo d’umido mi deformava la vista, è maturato in me un pensiero. Un atroce e terribile nome. Adolf Hitler.

Napalm

Un tremendo confronto. Sei milioni di ebrei, tre milioni di prigionieri di guerra sovietici, due milioni di polacchi,  cinquecentomila Rom, duecentomila massoni, quindicimila omosessuali, cinquemila testimoni di Geova, un milione e mezzo di dissidenti politici, due milioni e mezzo di Slavi. Internati, torturati, svuotati di ogni dignità umana e uccisi. Forse ciò non potrà mai reggere alcun confronto.

Eppure.

Vedo una strana figura, in piedi, un po’ china in avanti, con le gambe larghe e le braccia aperte per non toccarsi i fianchi. Senza occhi. Sul corpo una spessa crosta nera spruzzata di chiazze gialle. Pus.

Poi due lucertole, nell’oscurità, si avvicinano. Enormi, orribili, si trascinano lentamente lanciando grugniti e gemiti. Seguite da altre. L’oscurità si dirada. No, non sono lucertole, sono esseri umani scorticati dal fuoco e dal calore, pieni di contusioni nelle zone in cui hanno sbattuto contro qualcosa di duro.

Sul sentiero, lungo il fiume, uomini: un corteo di tacchini arrosto. Alcuni chiedono acqua, con voci appena udibili e rauche. Nudi, senza pelle: quella delle mani, strappata ai polsi, gli penzola dalla punta delle dita, sotto le unghie, rivoltata come un guanto.

Nella penombra,  bambini, nelle stesse condizioni.

Napalm! Esempio luminoso della civiltà occidentale, forgiato dai più grandi luminari di Harvard.

Il simpatizzante ci aprirà gli occhi, ci racconterà la storia di un popolo lontano, ci racconterà di una guerra, di una storia, caso unico, scritta dagli sconfitti.

La civiltà dell’occidente

Ci ritroveremo in America, l’America degli anni ’70. Una nazione così lontana da quella attuale, così lontana dalla nostra. Una nazione in cui tutto era super: “supermarket”, “superbowl”, “superstrade” . Una nazione non soddisfatta fino a quando non avesse bloccato ogni azione del mondo in una presa di lotta libera, costringendola a gridare U.S.A. Una nazione in cui la parola “masturbazione” destava più scandalo della parola “omicidio”. Una nazione in cui si era incapaci di vedere qualsiasi colore che non fosse il bianco.

Per fortuna il simpatizzante ci racconta di una storia passata, lontana.

By | 2017-02-16T15:42:43+00:00 febbraio 10th, 2017|Premi letterari, Recensioni libri|0 Comments

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