La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco

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La lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco

È fra i libri più venduti in Italia nelle ultime settimane. Uscito sul finire del 2016 ha venduto più di ventiseimila copie. Non si tratta dell’ultimo lavoro di un grande romanziere. Nemmeno di un giallo di Carofiglio. È un libro su una materia odiata. Forse quella materia, per chi l’ha incontrata nel proprio percorso di studi, fra le più temute: il greco.

Andrea Marcolongo, autrice del saggio, compie un’operazione difficile ed avvincente: come far apprezzare la straordinaria bellezza del greco antico a chi non ha avuto la fortuna di incontrarla? Come far cambiare idea a chi, invece, per sua sfortuna l’ha incontrata e ricorda ancora i tremori ed i sudori freddi di fronte ad una versione di greco?

Marcolongo ci riesce semplicemente adottando un strategia vincente: spiegare il perché. Come scrive nell’introduzione «è terribile la condizione di chi non capisce, ma gli è stato detto che deve amare: inizia subito ad odiare». Forse chi ha finito per odiare il greco lo ha fatto perché costretto ad imparare paradigmi su paradigmi. Interi pomeriggi e serate trascorse decantando verbi a memoria.

In quest’opera riusciamo a cogliere lo spirito di una lingua così antica e misteriosa. Marcolongo riesce a far rivivere l’antico spirito di una civiltà scomparsa. Riesce a farci capire perché loro, i greci, inventori di tutto ciò che oggi c’è in Occidente, parlassero così. Lo fa entrando nella loro mentalità, nella loro particolare visione del mondo.

Nove ragioni in sette capitoli

Il libro è diviso in sette capitoli. Il primo è dedicato all’aspetto dei verbi. È il capitolo più sconvolgente per chi non ha mai letto nulla sul greco antico. Il più affascinante per chi il greco lo ha studiato. È il punto di vista particolare degli antichi greci: ciò che importa non è il tempo di un’azione, ma il suo effetto. Per loro non importava per quanto tempo una persona potesse compiere un gesto, ma se quel gesto fosse d’amore o d’odio, se quel gesto avrebbe lasciato un segno indelebile o un segno impercettibile. «I greci, liberi, si chiedevano sempre come. Noi, prigionieri, ci chiediamo sempre quando».

Il secondo capitolo è dedicato ai suoni del greco, ai suoi accenti ed ai suoi spiriti. Perché quella della pronuncia del greco antico è tutt’ora un mistero. «Non avremo mai certezza di come venisse pronunciata una parola greca. I suoni del greco sono per sempre scomparsi insieme ai suoi parlanti».

Il terzo capitolo è dedicato ai generi ed ai numeri. E sì i numeri, perché, caso unico per una lingua, il greco antico possedeva tre differenti numeri: il singolare, il plurale ed il duale: io, loro e noi due. Il duale per esprimere ciò che è inseparabile, ciò che per sempre è unito. «Il duale era un modo di contare il mondo, di misurare la natura delle cose e le relazioni tra esse».

Il quarto capitolo verte sui casi: un’ordinata anarchia delle parole. E sì, perché altra straordinaria caratteristica di questa lingua, è che l’ordine con cui le parole si succedono all’interno di una frase non ha alcuna importanza. Il greco è una lingua flessiva «dal latino flectere, piegare, curvare, cambiare direzione. Le parole in greco sono libere».

Il quinto capitolo è concentrato su di un particolare modo verbale: l’ottativo. Un modo fatto apposta per desiderare. Come dicevano i latini desiderium, le stelle lontane. «Fissare con lo sguardo una cosa o persona che attrae, come di notte si fissano le stelle». Tutto ciò il greco lo esprimeva senza lunghe perifrasi, con un semplice ed inequivocabile modo verbale.

Il sesto capitolo è quello più tecnico e racchiude i precedenti sintetizzandoli. È dedicato alla traduzione. Compito arduo per chi si accosta ad una lingua così distante dal nostro modo di vedere il mondo. Compito allo stesso tempo affascinante, perché tradurre è «un cammino verso l’atrove, verso l’atrimenti detto».

L’ultimo capitolo si intitola Noi e il greco, una storia. Un breve racconto dell’evoluzione nel corso dei secoli di questa lingua, fino a quello parlato in Grecia nel 2016. Un affascinante viaggio per apprezzare come «il greco sia sempre stata una lingua democratica: il suo uso è sempre stato affidato in piena libertà al suo popolo e alla sua coscienza del mondo». Una lingua mai imposta o fissata. Nata in un particolare e fecondo periodo storico in cui mai più si è avuti una tale libertà linguistica ed una così elevata reciproca comprensione.

By | 2017-03-06T18:52:07+00:00 marzo 6th, 2017|Recensioni libri|0 Comments

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