Le intermittenze della morte. Un romanzo di José Saramago

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Le intermittenze della morte. Un romanzo di José Saramago

Le intermittenze della morte, un racconto sulla vita

Cos’è Le intermittenze della morte? Un romanzo. Un racconto. Semplicemente una lezione. È una lezione sulla vita, sulla società, sull’uomo, è una lezione di stile, di composizione letteraria.

In un paese imprecisato, in un anno imprecisato, la morte decide di astenersi dal suo ruolo. Sospende il suo operato.

«Il giorno seguente non morì nessuno».

È questo uno dei più alti incipit della storia della letteratura. Incisivo e sconvolgente, come l’incipit della metamorfosi di Kafka:

«Una mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso».

È l’ipotesi assurda da cui parte Saramago, chiedendo al lettore di sospendere il giudizio razionale e di seguirlo in questa follia, portandola alle sue estreme conseguenze.

Da subito capiamo che il racconto è una riflessione sulla vita, non è una meditazione metafisica sulla morte: non può esserci l’una senza l’atra.

Nel paese, rapidamente, il più grande sogno dell’umanità si trasforma in una situazione di grave crisi.

Tutti gli enti e le istituzioni entrano in emergenza. La prima è la chiesa, la quale ora che non c’è più la morte non potrà giustificare la sua esistenza. Nel dialogo fra il cardinale ed il primo ministro la chiesa viene dipinta da Saramago, con pungente ironia, come un’istituzione che propina la fede in un dio della morte piuttosto che in un dio datore di vita. Seguono le onoranze funebri, sconvolte dal venir meno di ciò che consideravano un’eterna rendita. Propongono di rendere obbligatoria la sepoltura degli animali domestici. Gli ospedali sono intasati da infermi in punto di morte. Le compagnie assicurative temono di dichiarare bancarotta alla richiesta pressoché contemporanea di rimborso da parte di chi aveva stipulato polizze sulla vita.

In questo trambusto una famiglia di poveri contadini trova un espediente per aggirare il problema: trasportano i loro due parenti in fin di vita, un anziano ed un bambino (simboli entrambi della vita, il suo inizio e la sua conclusione) al di là della frontiera, dove la morte non ha sospeso la sua azione.

Subito la notizia si diffonde in tutto il paese. Molti fanno repentinamente altrettanto creando dissidi con gli stati confinanti. Di lì a poco entra in scena la maphia (quella col ph, per distinguerla da quell’altra, la mafia) che sfrutta l’occasione di gestire i traffici di morenti al confine, riuscendo, come nelle più antiche tradizioni, a stringere un patto col governo.

Tutto sembra precipitare fino a quando una busta viola viene recapitata al direttore generale della televisione. La busta contiene una lettera scritta dalla stessa morte, nella quale sancisce che a partire dalla mezzanotte di quel giorno la gente riprenderà a morire. Il motivo della sospensione del suo operato è stato quello di mostrare agli esseri umani che tanto la hanno in odio cosa sarebbe per loro vivere per sempre. Tuttavia, d’ora innanzi, ciascuno sarà avvisato sette giorni prima con una lettera (viola).

La scrittura de Le intermittenze della morte

La missiva colpisce per il modo in cui è redatta. Alla luce del parere di un eminente grammatico, sembra che la morte non domini neppure i primi rudimenti dell’arte dello scrivere. Innanzitutto la calligrafia è disomogenea, come se ogni lettera fosse stata scritta da una mano diversa, inoltre è redatta senza punti finali, senza parentesi, con eliminazione ossessiva dei paragrafi, virgole distribuite a caso, e con l’intenzionale e quasi diabolica abolizione della lettera maiuscola.

Non è solo lo stile della lettera scritta dalla morte, lettera che mai il lettore vede, è lo stile con cui è scritto l’intero racconto, è lo stile di Saramago. Perché un tal modo di scrivere?

Più avanti, nella lettera che la morte invia al giornale, ne troviamo il senso: perché le parole sono incapaci di trattenere i contenuti, si muovono molto, cambiano da un giorno all’altro, sono instabili come le ombre, ombre di se stesse, che tanto ci sono quanto non ci sono più, bolle di sapone, conchiglie di cui a stento si sente il respiro, tronchi tagliati.

Tutti tornarono a morire. Fintantoché un musicista, un violoncellista, decide di rispedire la fantomatica busta viola al mittente. Ciò costringe la morte a recarsi dal mittente. Ne nasce un’inaspettata storia d’amore che spingerà la morte a bruciare la lettera a lui indirizzata.

Le intermittenze della morte  si chiude così come si era aperto. Il procedere ci ha riportati al punto di partenza, il ciclo è concluso. Questo finale è grande come il finale dell’Ulisse di Joyce:

«sì ho detto di sì, lo farò, sì!».

Che è un sì di speranza, un sì alla vita:

«Il giorno seguente non morì nessuno».

Le intermittenze della morte

By | 2017-02-21T22:55:50+00:00 gennaio 23rd, 2017|Premi letterari, Recensioni libri|4 Comments

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4 Comments

  1. […] della fine”, come “Le intermittenze della morte” è un libro da leggere d’un fiato, con lo spirito pronto ad emozionarsi. Sicuri di non […]

  2. Antonella 24 gennaio 2017 at 19:28 - Reply

    Mi è capitato, a volte, di pensare che l’immortalità non sia poi questa grande gioia…da questa recensione deduco che l’autore sia concorde con me…e mi vien voglia di leggere “Le intermittenze della morte”!

    • antonio 24 gennaio 2017 at 19:36 - Reply

      Bene, sono contento. Allora che aspetti, leggilo subito! Scoprirai molto altro di affascinante.

  3. Anna Rita 23 gennaio 2017 at 19:58 - Reply

    L’eterno desiderio dell’uomo: sconfiggere la morte (anche se in questo caso non si tratta di una sconfitta ma più di una resa). Per cosa poi? Per tornare a desiderarla poco dopo

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