Pelle

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Pelle

In una delle sue ultime interviste Giorgio Gaber confessava una delle sue più terribili paure:

Sono contento quando tanta gente è presente ai miei spettacoli, quando tutti applaudono e a gran voce chiedono: bis! Certo, chi non lo sarebbe. Però, dopo ogni serata, dopo ogni esibizione, sono sempre terribilmente impaurito. Sì ho paura. Ho paura che la gente, una volta finito tutto, dopo aver cantato con me, dopo aver ascoltato ed applaudito le mie storie, esca e dica: «è stata una bella serata, andiamo a mangiar qualcosa.» Se chi viene ai miei concerti, dopo, continua a vivere la propria vita come se nulla avesse ascoltato, come se nulla fosse accaduto, ecco, allora io ho fallito.

Oggi ho visto un film, quando ho finito mi sono subito venute alla mente le parole di Gaber.

Il film è Pelle. Un film di Edoardo Casanova.

Edoardo Casanova è nato nel 1991, Pelle è la sua prima opera, ed Instagram ha già censurato moltissime foto postate dal regista.

Wes Anderson! Ho subito esclamato alle prime scene. Fotografia, inquadrature, e quel modo di raccontare grottesco le perversioni umane. Poi il grottesco si mescola all’onirico, al subconscio, al delirio. E allora è subito David Lynch.

Pelle è un film rivoluzionario. Visceralmente anticonformista. Uno dei film più affascinanti da me visti negli ultimi anni.

Attenzione però. Per guardarlo bisogna esser forti. Bisogna esser capaci di distaccarsi emotivamente dal racconto. Essere in grado di reggere alla deformità.

Dismorfofobia. È in questa parola l’essenza di questo lungometraggio di esordio. Sempre più dilagante nella nostra era tra ragazze e sopratutto tra ragazzi. Sempre più alto il livello dell’apparire, sempre costante la sensazione di sentirsi inadeguati. Quale miglior modo per parlarne se non all’incontrario?

I protagonisti di Pelle si sentono adeguati; per loro la pelle cambia, si trasforma, l’aspetto fisico non è niente.

Dismorfofobici sono i parenti, gli amici, persino gli amanti. Dismorfofobici siamo noi, lo è chiunque guardi questo film. Questa l’alta genialità di Casanova. Prendiamo consapevolezza delle nostre perversioni indotte dai tempi moderni d’un tratto. Un forte scossone visivo ci desta dal turpe sonno mediatico. Con la nausea, il disgusto, l’orripilante, l’osceno, viene a galla il turpe, il perverso di noi Homines Videns. 

Due colori: rosa e viola. Due relazionalità: amore e possesso, genitorialità e pedofilia. Il tutto riassunto in un ispirato estro artistico: l’inversione ano-bocca.

 

Pelle non è un film da consigliare per una sera dopo il lavoro. Non è un film da vedere con amici o con il proprio ragazzo. No. Bisogna prendersi il giusto tempo. È necessario digerirlo lentamente, in solitudine. È necessario che agisca nel nostro intimo, che entri nel nostro profondo e ci ridesti. Che parli alla nostra coscienza. È un film da meditare, da studiare attentamene.

Se alla fine staremo male, se la nausea avrà preso il sopravvento costringendoci ad interrompere la visione. Alziamoci, andiamo allo specchio. Guardiamoci. Siamo gli stessi di prima?

By | 2017-05-12T15:00:39+00:00 maggio 12th, 2017|Recensioni film|0 Comments

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