Per un pugno di idee

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Per un pugno di idee

Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita

Massimiano Bucchi è autore di un bellissimo libretto: Per un pugno di idee.

Storie di idee geniali che hanno cambiato per sempre il nostro mondo, come la forchetta, la tastiera QWERTY, il Monopoli.

 

La mappa della metropolitana

Come la storia di Herry Beck. Molto probabilmente vi sarà capitato di girare per le vie di una città come Milano o Londra. Allora avrete sicuramente preso la metropolitana utilizzando, per orientarvi, una mappa colorata con le fermate in successione.

Ma come è nata?

Fino ai primi anni venti del novecento le mappe della metropolitana erano un complicatissimo intreccio di linee difficile da decifrare; indicavano fedelmente, in scala, i percorsi dei tunnel al di sotto della città.

Carta topografica

L’inconveniente era, però, la fruibilità. Era necessario divenire esperti cartografi per leggerle. E una volta appresa tale scienza si doveva compiere una scelta: o un foglio dalle dimensioni accettabili per essere consultato in viaggio, e quindi troppo piccolo per distinguere fermate vicine o periferiche, oppure consultare una cartina completa, contenente tutte le fermate ma enormemente grande per essere trasportata.

Herry Beck, un disegnatore tecnico della London Underground Signal Office, non un designer di professione, ebbe una semplice e geniale idea: linee dritte colorate.

Abolì la rappresentazione in scala, adottò un sistema di colori per distinguere le differenti reti metropolitane, distorse le distanze fra le stazioni più vicine, trascurò la fedeltà dei percorsi. Il risultato fu un diagramma chiaro e compatto, stampabile su formati tascabili.

La mappa dopo l’idea di Beck

L’azienda, quando lo vide, ovviamente non capì e lo rifiutò. Beck non si arrese e lo propose al dipartimento di pubblicità, nel 1931. È l’anno della rivoluzione. Le copie stampate andarono immediatamente a ruba. Così il disegno di Beck divenne per sempre la metropolitana, divenendo uno dei simboli di Londra. Una geniale idea di design che ha cambiato radicalmente la cultura popolare.

Affascinante è anche la storia del giovane medico ungherese Ignác Semmelweis.

Per un pugno di idee: i germi

Verso il 1847 Semmelweis diventa assistente primario nella clinica ostetrica dell’Allgemeine Krankenhaus. Gli ospedali dell’epoca sono colpiti da una vera e propria piaga: un notevole numero di giovani donne muore subito dopo il parto. Nell’ospedale in cui lavora Semmelweis, in particolare, il tasso di mortalità post partum, per una donna, è del trenta per cento. Si avanzano varie ipotesi, ma non si riesce ad isolare la causa. Semmelweis, tuttavia, nota un collegamento. C’è una forte sproporzione tra i tassi di mortalità post partum in due padiglioni della stessa clinica. In un padiglione il tasso di mortalità è pressoché nullo, in un altro è al trenta per cento. Là dove il tasso di mortalità è basso lavorano solo ostetriche, dove è alto lavorano studenti che praticano autopsie.

Semmelweis impone ai suoi colleghi un gesto rivoluzionario: il lavaggio delle mani. I tassi di mortalità scendono. I luminari dell’epoca, però, sono scettici: come è possibile che la causa di tali morti sia così semplice? Semmelweis perderà il posto di lavoro, il contratto in ospedale non gli viene rinnovato. Finirà per morire in manicomio.

Oggi mi laverò le mani pensando a Semmelweis. Penserò a quanto sia semplice e rivoluzionaria questa azione. «Un’innovazione capace di salvare migliaia di vite, tranne, forse, quella dello stesso innovatore».

Storia di un collaudo

E poi, Penzias e Wilson, due tecnici del laboratorio di telecomunicazioni americana Bell. Siamo negli anni sessanta del novecento. I due stanno testando una nuova antenna capace di captare la radiazione a microonde di un satellite per le telecomunicazioni, quando notano una persistenze interferenza nel loro ricevitore. Dopo numerosi tentativi di cablaggio, pensano sia un errore strutturale. La loro antenna ha un difetto di fabbrica. Poi, un giorno, vengono a sapere di una conferenza di Jim Peebles nella vicina università di Princeton.

Peebles fa parte di un gruppo di ricercatori che sta lavorando all’idea di Georg Gamow, l’idea che l’universo avrebbe avuto origine da un’immensa esplosione, il Big Bang. Se l’ipotesi è giusta si dovrebbe riuscire a captare, nel cosmo, la sua debole eco. Infatti Peebles col suo team sta costruendo un’antenna per captarla. Tale antenna è proprio simile a quella di Penzias e Wilson. Penzias e Wilson collegano immediatamente gli eventi. Passano lunghe notti in uno stato di febbrile eccitazione. Analizzano dati, confrontano frequenze, elaborano calcoli.  È fatta!

No, non è un difetto di fabbrica. Penzias e Wilson hanno captato l’eco del Big Bang. La notizia fa il giro del mondo. I due tecnici del collaudo, nel 1978, vengono insigniti del premio Nobel per la fisica.

Se qualche volta dovesse capitarci di lamentarci per un lavoro noiso, ripetitivo, non congruo alle nostre capacità pensiamo all’esperienza di Penzias e Wilson, al loro tedioso lavoro di collaudatori di antenne.

By | 2017-04-09T09:16:40+00:00 aprile 8th, 2017|Recensioni libri|0 Comments

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