Via delle Botteghe Oscure. Patrick Modiano

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Via delle Botteghe Oscure. Patrick Modiano

È buio sul protagonista di Via delle Botteghe Oscure È buio sul suo passato. È buio su di noi.

Non sono nulla.

Subito, dalle prime righe, ci ritroviamo sprofondati in un mistero. Guy Roland, pseudonimo del protagonista, ha perso la memoria una decina di anni prima.

Guy lavora in un’agenzia investigativa diretta da Constantino von Hutte. L’agenzia sta per chiudere e il nostro protagonista lavorerà al suo ultimo caso: scoprire chi è.

Via via che procediamo nella lettura del racconto, pagina dopo pagina, ne veniamo risucchiati, catturati in un vortice di persone e di incontri inarrestabile.

L’effetto è magnetico. Patrick Modiano realizza con ineguagliabile maestria un intricato labirinto di parole, di personaggi, di scene, fatto di piccoli particolari.

Una volta incominciata la lettura di Via delle Botteghe Oscure si è nel groviglio, ci si sente inghiottiti, si è al buio.

Guy scoprirà il suo legame con un certo Freddie Howard de Luz, scoprirà di aver avuto una relazione con Denise Codreuse.

Le ricostruzioni avvengono seguendo piste frastagliate. Il protagonista ritrova immagini, fotografie. Emergono ricordi in brevi flash back.

E noi, con lui, ricostruiamo, ipotizziamo, rielaboriamo. Man mano che le tessere si ricompongono, il tempo e lo spazio si fanno rarefatti, man mano che il passato riemerge il presente pare disgregarsi, il futuro riannodarsi.

 

È proprio quando Guy, e noi insieme con lui, riesce a ricordare, piano piano, ogni cosa; proprio quando tornano alla memoria anche i più piccoli particolari, la nebbia del mistero cresce, la tensione aumenta, il dubbio, l’ansia, ci divorano.

Giunti a questo punto non possiamo fare che un’unica cosa: leggere, e poi leggere. Non smettere più.

Guy incontrerà uno strano personaggio: André Wildmer.

Da quell’incontro il buio si illumina. Ora sappiamo cosa accadde in quei giorni, ora quegli episodi del decennio passato rivivono.

Subito, all’improvviso, siamo nella neve, siamo sulle Alpi svizzere. Corriamo. Fuggiamo dai nazisti. Sentiamo nelle nostre orecchie i battiti incalzanti del cuore. Il fiato si fa corto; le mani, che hanno sorretto il libro finora, senza tentennare, si inumidiscono. Leggeri tremiti ci attraversano la schiena.

Via delle Botteghe Oscure: l’arte di Patrick Modiano

È l’arte di Patrick Modiano. La sua prorompente forza narrativa è tagliente come un racconto di Ernesto Sabato. Alla fine ci accorgiamo di non aver letto un romanzo; no, non abbiamo letto un racconto. Abbiamo fatto un viaggio nel passato di una persona, un viaggio nella sua vita. Abbiamo attraversato il nostro essere. Il labirinto narrativo di Via delle Botteghe Oscure ci ha portati nel profondo della nostra anima, abbiamo sbirciato il punto più recondito delle nostre emozioni.

Così il romanzo non può, non deve finire. Il racconto non ha fine. La ricerca introspettiva della nostra essenza non può cessare.

Una ragazzina rientra dalla spiaggia, nel crepuscolo, con sua madre. Piange senza un motivo serio, perché avrebbe voluto continuare a giocare. Si allontana, ha gà svoltato l’angolo della strada, e le nostre vite non sono forse così rapide a dissolversi nella sera come quel dispiacere infantile?

By | 2017-02-16T15:38:50+00:00 gennaio 31st, 2017|Recensioni libri|1 Comment

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  1. […] dei nostri ricordi più profondi. Fino a giungere al centro del nostro castello interiore, come in Via delle Botteghe Oscure, al centro del nostro cuore. Fino a toccare il nero, che silenzioso e recondito, si nasconde nel […]

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